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Francesco Nencini
Francesco Nencini
foto: Francesco Nencini

Intervista al fotografo dei Non luoghi
Francesco Nencini inaugura a Milano, all'interno della ex fabbrica Richard Ginori, la mostra itinerante Non Luoghi, che toccherà i cinque Continenti nei prossimi due anni. La sua ricerca fotografica nasce da un percorso che si snoda attraverso le metropoli occidentali per documentare i Non Luoghi, spazi frequentati da individui simili, ma soli. Spazi che sono presenti in tutto il mondo.

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Da cosa è nata l’idea della mostra Non luoghi?
E’ nata da un modo di dire che, invece, ho scoperto essere un libricino di un antropologo, Marc Augé; me lo sono letto e mi ha liberato delle visioni. Ho visto la luce! Mi ha aiutato a fare ordine su una serie di temi: da una parte la solitudine dell’uomo nella metropoli moderna e dall’altra le architetture globalizzate. Milano è uguale a Lisbona e alla provincia americana. Le architetture, infatti, nascono su qualcosa di antico. Quando si è deciso di allestire la mostra Non luoghi nell’ex fabbrica della Richard Ginori (in cui si svolge la mostra milanese, ndr) che conosco bene, perché è qui che ho il mio studio da tre anni, si è accesa la lampadina perché è l’archetipo dei Non luoghi: la facciata è rimasta quella, c’è una parte distrutta con delle torri di cristallo verde. La fabbrica Ginori è proprio un Bignami dei Non luoghi, è il suo manifesto.

Quella di Milano è l’unica mostra in cui potremo vedere le tue opere?
Abbiamo messo in piedi un progetto itinerante: qui a Milano c’è una stanza dedicata alla Richard Ginori. Quando si sposterà nel resto d’Europa, andremo nelle città tre mesi prima per spiegare che quello è un Non luogo. A Francoforte, per esempio, andremo a fotografare la città che ha anche lei dei Non luoghi. Il progetto si sposterà poi ad Oriente, Tokio, per esempio, e poi in Sud America. La città più rappresentativa qui è Brasilia, uno dei primi Non luoghi in assoluto. La mostra itinerante vorrebbe dunque essere un grande libro un domani, tra due anni sarà pronto e si saranno toccati i cinque Continenti.

Gli scatti della mostra sono stati realizzati ad hoc o hai raccolto immagini del tuo passato?
A Lisbona, prima dell’estate, ho prodotto moltissimo per questa mostra, ma ci avevo già lavorato nel 2004-2005. La parte dedicata alla Ginori era già pronta. In pratica, il catalogo è l’ossatura della mostra, che raccoglie 40 foto, ma ci saranno sempre un decina di foto in più per ogni tappa futura.

Il bianco e nero che hai usato per i tuoi scatti, quindi, rappresenta meglio il concetto di Non luoghi?
Il Non luogo per me è in bianco e nero e nasce così, ma il curatore della mostra ha pensato di provocare il pubblico e invitarlo a meditare. Ecco perché all’interno della mostra ci sarà una sorpresa che abbiamo deciso di inserire: oltre alle 40 foto in bianco e nero, ci sarà una foto a colori, l’unica tra tutte, in quanto rappresenta per la gente il "Non luogo comune". E’ la foto di stadio durante una partita. Con questo scatto ho voluto spiegare che il Non luogo è fuori dalla finestra di casa. E’ una provocazione e un invito a riflettere.

Ilaria Santi

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